Chi sono

Dura la vita del trader. Levataccia al mattino per dare un'occhiata all'andamento dei mercati asiatici. Colazione e via. Occhi incollati su più monitor. Book, grafici, candele giapponesi, fogli di calcolo. Tutto lampeggia. A fine giornata, dopo aver compiuto più di 500 operazioni, con soldi reali, l'adrenalina accumulata durante 8-9 ore di ordini e contrordini, fatica ad andar via. Soprattutto se si è perso (e succede alla maggior parte). Chi, invece, ha saputo cogliere i tick giusti, può andare a dormire un po' più tranquillo. Non prima, però, di aver dato un'occhiata alla chiusura (alle 22 ore italiane) di Wall Street, che può offrire spunti significativi per cogliere, la mattina dopo, la strategia vincente.

Un mestiere al cardiopalmo, insomma. E i battiti accelerano soprattutto nelle fasi in cui gli scambi finanziari viaggiano ad alta volatilità.

Investire in azioni non è proprio una passeggiata. Né una semplice maratona dove basta solo aver fiato, gambe e tempo a disposizione per arrivare comunque al traguardo.

Di questo sono talmente convinto che ho quasi perso il fiato per spiegarlo a chiunque me lo chiedesse in questi anni, confutando le tesi di chi racconta la favoletta che per investire il proprio patrimonio con successo basti acquistare un giardinetto di azioni o fondi comuni (anche se questi si fregino di stelle, asteroidi o altri corpi rotanti) e sapientemente aspettare per cogliere i migliori frutti.

L’investimento passivo è sicuramente un’idea facile da vendere e da contrabbandare e può essere molto lucrosa per chi invece di offrire medicine e cure preferisce rassicurare i pazienti e rivendere a caro prezzo l’acqua calda. Come vendere ai risparmiatori un portafoglio azionario o obbligazionario di fondi dal glorioso passato, omettendo di proporre anche una strategia collaudata per dire anche al Cliente cosa fare nel caso che le cose non vadano (quello che accade nel 90% dei casi) nella direzione sperata. Per essere ancora più esplicito, l’approccio furbetto o malandrino (giudicate voi) di molti venditori di fondi e “pacchi” finanziari, assomiglia a quello di chi propone le combinazioni vincenti del SuperEnalotto uscite nelle scorse estrazioni, vendendo ai malcapitati Clienti l’illusione che gli stessi numeri (e magari pure con la stessa sequenza) usciranno ancora.

Ma l’investimento puramente passivo, “buy and hold” per dirla all’americana ovvero “compra e tieni”, non è quasi mai (e non è mia opinione ma quello che dicono i mercati dell’ultimo ventennio) una strategia redditizia per i risparmiatori.

Anche se i titoli/fondi azionari o obbligazionari si sono nel passato fregiati di più stellette di quelle che aveva sulla giacca il colonnello Gheddafi.

Mentre è certo che lo è per i venditori di false certezze e di prodotti finanziari spacciati come rimedi miracolosi a Clienti distratti, poco preparati, pigri, boccaloni ma spesso soprattutto ingenui.

Coloro che pensano che basti parlare con qualsiasi cosiddetto esperto promotore, consulente, gestore, banchiere o bancario per ricevere i migliori consigli per lui e non più spesso quello che fa invece più comodo e crea fatturato al suo mentore. Il conflitto d’interesse fra risparmiatori e buona parte del mondo del risparmio gestito italiano è qualcosa di conclamato ed è strutturalmente ineliminabile con le attuali normative e non ci vuole un trattato per spiegare dove sono i punti deboli dell’attuale sistema fino a quando chi consiglia un fondo, è pagato non dal Cliente ma dalle società di gestione del risparmio.

E le perdite accumulate negli anni spesso sono davvero importanti.

Che fare allora? Rifiutarsi di investire, tenere tutto il patrimonio sotto il materasso, investire tutto il proprio capitale con l’orizzonte temporale di un centenario cui sono stati diagnosticati pochi mesi di vita, farsi mangiare i soldi dall’inflazione o dalle spese, comprare tutti immobili per la felicità del nostro socio Lo Stato per farci mangiare tutto in tasse e quando scendono e perdono di valore almeno non si vede in modo così trasparente, donare tutto in beneficienza e togliersi questo “peso”? O ancor meglio, andare a Las Vegas e giocarsi tutto, così anche se perdiamo ci saremmo tolti la soddisfazione di aver fatto una bella vacanza.

Mio padre lo diceva sempre:

Perché mai non si dice lavoro in borsa mentre è comune dire gioco in borsa?

Perché di questo si tratta figlio mio … di un gioco.

Eppure a me la parola “gioco” fa venire alla mente cose liete, spensierate comunque allegre … la borsa di tutto questo non c’è neppure lontana parente.

Quando iniziai ad interessarmi del mercato azionario, circa una quindicina d’anni fa, però mi piaceva davvero; rimasi affascinato dai continui dietro front che i titoli riportavano in un certo periodo, più che dalla possibilità di investire i miei soldi per averne un rendimento più o meno importante.

Tenendo sotto osservazione un ristretto numero di titoli finivo sempre per riscontrare che ognuno di questi intraprendeva una vita propria a differenza d’altri dello stesso settore d’appartenenza e con uguale affidabilità dettata da svariati e importanti analisti.

Chi perdeva valore e nessuno sapeva spiegare il perché, chi ne acquisiva a dismisura e di colpo, nel giro di poche sedute, si riportava ai livelli dell’anno passato, chi non si muoveva per nulla sembrando essere trascurato dall’intero pianeta, chi manteneva una rivalutazione costante e sembrava disinteressarsi dell’andamento dei mercati azionari e così via.

Senza paura di essere smentito, da che esiste il mercato azionario, il consiglio più diffuso da parte d’ogni analista che si rispetti è sempre stato di verificare l’ottica temporale dei propri investimenti nel medio o meglio ancora nel lungo periodo.

Niente di più giusto. Tanto più che i tempi operativi di pochi anni fa erano paragonabili all’andatura di un dinosauro.

Una volta passavi l’ordine ad una bieca figura (il vecchio borsino) che s’intascava parte dei tuoi soldi sia in acquisto sia in vendita con tempistiche d’ordine da scommesse d’azzardo e quindi non era possibile verificare la bontà integrale dei tuoi investimenti. Successivamente le banche diventarono la maniera più sicura per passare i tuoi ordinativi, sempre se avevi la pazienza di aspettare il tuo turno, se l’impiegato era disponibile, se i collegamenti erano funzionali e soprattutto fidandosi dei consigli che ti erano portati da persone, non me ne vogliano, che dei corsi azionari sapevano spesso a malapena quello che avevano studiato a scuola di ragioneria.

Esplose il fenomeno dei fondi e tutti diventammo fondidipendenti, per via dei rendimenti da “ capogiro ” (mediamente dal 15 % al 30% annuo per i più meritevoli) che all’epoca elargivano. In ogni modo, sempre a cavallo delle onde o meglio dei cavalloni e dei capricci del mercato dovevamo stare e d’indipendenza operativa manco a parlarne.

Poi un bel giorno all’improvviso esplode internet e con lui, nel giro di pochissimi anni, la possibilità di entrare e uscire dai mercati con sempre più velocità ed indipendenza.

E allora mi ritornano i pensieri di quando da ragazzo mi continuavo a chiedere perché devo subire tutti questi capovolgimenti di fronte per avere risultati interessanti?

Ritornai ad osservare i titoli per periodi sempre più corti, un anno, sei mesi, un mese, quindici giorni, una settimana ed è allora che l’analisi si ferma ed ogni volta non credevo al risultato che si presentava con una costanza molto frequente. Spesso il rendimento migliore nel brevissimo periodo si otteneva tra la chiusura della sera e l’apertura della mattina successiva.

Incominciai ad operare in tal senso con determinate condizioni di mercato: a volte andava bene, a volte andava benissimo, qualche volta strappavo delle performance da base annua spesso mi riportavo a casa solo i miei soldi ma, la cosa più importante, quasi mai e lo dico onestamente perdevo del denaro.

La storia andò avanti per un anno intero e alla fine mi resi conto che a poco a poco avevo raddoppiato il capitale.

Decisi di continuare per il secondo anno, poi per il terzo sino ad arrivare al quarto senza mai toccare il capitale.

Il risultato era sempre lo stesso del primo anno con condizioni di mercato spesso diversissime.

Da qui il metodo che per tutti questi anni ci ha dato la possibilità di far bene senza perdere salute e denaro, prendendo il coraggio di consigliare non solo che cosa acquistare ma anche quando è il momento di entrare sul mercato e, soprattutto, di uscire.

In tutta franchezza e con un poco di senso di colpa, gli unici investimenti in cui ho perso e fatto perdere, sono stati quelli in cui ho operato fuori da questi parametri, ma forse senza queste bruttissime esperienze non sarei diventato quello che sono adesso: un fedelissimo di me stesso.

 

In inglese si dice "plan the trade, and trade the plan" ossia: crea un piano e seguilo. Solo così rimani davvero sincero intellettualmente e puoi agire con maggior fiducia. Non avvelenatevi la vita con questo lavoro ma sfruttate le ampie possibilità che offre ...

Buon trading a Tutti ...

Pubblicita'